Parlaci dell’inizio

Chiesero al profeta: “Profeta, parlaci dell’inizio”. Il profeta disse: “L’inizio è contestazione, l’inizio è denuncia, l’inizio è la voce antipatica che contesta e pretende la conversione. Non se ne può più di questo mondo di guerre, di quest’oppressione dei poveri, di questa sfacciata ricchezza e insensato sperpero di ricchi. L’inizio è la critica alla stanca ripetizione, al conformismo comodo e vile. L’inizio è coraggio, audacia. È l’audacia di contestare l’individualismo per convocare alla fraternità, l’audacia di contestare l’autoreferenzialità che difende l’arbitrio come libertà, che resiste allo stile sinodale come ad un pericolo e ad una complicazione inutile. È l’audacia di annunciare il Vangelo fuori dal tempio, nell’occasione quotidiana, perché il mondo non muoia di tristezza e di noia. È l’audacia di farsi avanti per dichiarare pubblicamente la propria intenzione di servire la missione nel ministero ordinato, come dichiarano questi nostri fratelli”.
Chiesero alla madre: “Madre, parlaci dell’inizio”. E la madre disse: “L’inizio è stupore ed esultanza, la presenza che sconvolge la vita e le dà nuovo significato. L’inizio è imparare ad ascoltare il pianto ed il sorriso, è tenerezza che si commuove ed incertezza che chiede aiuto. Il figlio che nasce compie l’attesa e domanda futuro. In questa casa di vecchi infelici, in questa cultura che preferisce procurare morte invece che aiutare la vita, il bambino che nasce è la rivelazione dell’alternativa al declino. È il dono di Dio che insegna che la vita è dono, vocazione, povertà e responsabilità. È il dono di Dio: rende così lieti e grati è giusto suonare le campane a festa, perché lo scampanio festoso si diffonda e offra spiragli di speranza nelle notti della disperazione”.
Chiesero ad Azòr: “Azòr, parlaci dell’inizio”. E Azòr disse: “Io sono Azor, lo sconosciuto, quello che non ha fatto niente di importante, se non generare Sadoc. Agli occhi dei sapienti e dei potenti forse io sono l’uomo insignificante. Ma nella storia di Dio io sono chiamato per nome e faccio parte di quella genealogia che ha generato «Giuseppe, lo sposo di Maria dalla quale nacque Gesù, chiamato Cristo». Per noi uomini qualsiasi inizio è ogni giorno, è la responsabilità di vivere e di dare vita. L’inizio è la fierezza di essere chiamati con una vocazione santa, l’inizio è non tirarsi indietro, l’inizio è farsi avanti, è osare d’essere là dove si deve stare, di portare il peso della giornata e della vita e di essere fieri: anch’io faccio parte della storia sacra!”.
Chiesero al sapiente: “Parlaci dell’inizio”. E il sapiente disse: “L’inizio è l’ascolto, l’inizio è il timor di Dio: la storia umana e il tempo presente sono così abitati dallo Spirito e tribolati dal male, la vita di ogni uomo e di ogni donna è un mistero così insondabile, ogni vicenda di persone è così imprevedibile e sconcertante. L’inizio è l’ascolto. Chi può dire una parola, se non sa di che cosa parla? Nella società delle chiacchiere, delle etichette, delle storie ridotte a titoli ed a clamore quale pensiero può nascere? Quale libertà? Il timor di Dio è l’inizio perché la superficialità, la fretta, l’ideologia non siano ingiuste nei giudizi, non manchi la benevolenza e la delicatezza. L’inizio è l’ascolto, il silenzio, la pazienza, l’intelligenza”.
Chiesero al nonno: “Nonno, parlaci dell’inizio”. E il nonno disse: “L’inizio è guardare avanti. L’inizio è ricevere la visita della speranza che promette: la vita non è destinazione alla morte, ma preparazione alla vita piena. L’inizio è il disagio per i funerali celebrati come disperati congedi. Basta con la tristezza angosciante come se fossimo di quelli che non hanno speranza. L’inizio è preparare il mio funerale come una Pasqua. L’inizio è dire alle comunità ed ai preti stanchi per i troppi funerali: ricordate a tutti le ragioni della vostra speranza, con dolcezza e rispetto (cf 1Pt 3,15). Carico d’anni non ho a noia la vita, ma l’inizio è la rivelazione della pazienza di Dio che non ritarda nell’adempimento delle sue promesse, ma ci lascia tempo per la conversione (cf 2Pt 3,9)”.
Chiesero al prete: “Prete, parlaci dell’inizio”. E il prete disse: “L’inizio è la gioia che vuole diffondersi, è il seme che cerca il terreno in cui germogliare, è l’ardore per il Vangelo che cerca ardore di condivisione, di corresponsabilità. L’inizio è la missione che nessuno può compiere da solo, se non ci sono confratelli che non si sentono appartenenti allo stesso presbiterio, se non ci sono fratelli e sorelle che si facciano avanti per condividere la responsabilità per il Vangelo e la carità fraterna. L’inizio è la disciplina per dare ordine alla vita, perché la gioia non sia soffocata dalla frenesia, perché la fraternità non sia ridotta a correttezza e buona educazione, perché sia sincera la stima degli altri e l’aspettativa della creatività, generosità, sapienza cristiana di tanti fratelli e sorelle”.
Chiesero al Vescovo: “Parlaci dell’inizio”. E il Vescovo disse: “L’inizio è la gratitudine e l’ammirazione per una Chiesa capace di sempre nuovi inizi. L’inizio è il calendario che non sia solo organizzazione, ma sollecitudine per raggiungere tutti, per quanto possibile. L’inizio è il proposito di accogliere e promuovere i doni di Dio e il cammino del popolo cristiano:
– l’audacia della profezia nel farsi avanti per dire la parola vera, essere responsabili dell’annuncio del Vangelo, servi della comunione;
– l’esultanza della maternità, della vita che nasce, come uno scampanio festoso;
– la responsabilità di Azòr e di tutti gli uomini e le donne qualsiasi per chi vive secondo la carne, ma chiamati per nome dello Spirito di Dio;
– la sapienza dell’ascolto;
– la cura per i nonni e per la loro speranza, perché i funerali siano celebrazione della Pasqua;
– lo stile della fraternità nel ministero dei preti”.

Arcivescovo Mario Delpini – Milano – Duomo, 8 settembre 2026