Gli Angeli

Angelo nel paese delle macchine

Il Paese delle macchine è molto moderno, è molto efficiente. Le macchine rendono la vita più facile, alleviano le fatiche, eseguono i lavori in modo perfetto e senza distrazioni. Le macchine sono precise, sono instancabili, sono affidabili. Le macchine possono fare di tutto. I tessuti sono sorprendenti: «Sembrano fatti a mano» dice l’ingenuo. «No, sono molto meglio – insiste il mercante – non hanno difetti e costano meno della metà!». I motori vanno sempre: le macchine li montano, li puliscono, li assicurano. E sono pronti: la tua macchina può partire sicura.

Ma persino l’intervento al cervello o al cuore, che richiede una precisione assoluta per non mettere a rischio la vita del paziente, è affidato al robot. Il robot non sbaglia mai!

Anche in casa, come si potrebbe fare se non ci fossero le macchine? C’è quella che lava i piatti, quella che affetta il salame e la bresaola, quella che ti avvisa se manca il latte o il sale. C’è quella che pulisce ogni angolo della casa senza mai sbuffare, c’è quella che sorveglia l’abitazione quando uscite per la festa dell’oratorio e tiene alla larga ladri e briganti.

Insomma, la vita è semplificata e alleggerita. Così la mamma e il papà possono dedicarsi al lavoro per ore e ore: tanto a casa le macchine provvedono a tutto. Anche se arrivi tardi la sera, la macchina ti sforna in un momento una pizza speciale come piace a te. Potrebbe preparare anche un’ottima minestra con le verdure, ma il ragazzo storce il naso e la macchina allora si trattiene.

Che risorse le macchine! Persino la nonna che stenta a camminare e ad alzare il braccio destro con una macchina può fare fisioterapia e riprendere a poco a poco un passo più sicuro. Quando poi si mette a letto, la macchina vigila sul suo sonno: quando starnutisce o si mette a piangere (perché di notte, qualche volta, la nonna piange!) la macchina avvisa subito la mamma e poi l’infermiera e, nel caso, è capace anche di chiamare l’ambulanza.

Qualche volta, però, nel Paese delle macchine si esagera. Per esempio, al bambino piace ascoltare il papà che racconta le favole la sera e che dice le preghiere. Perciò spesso si lamenta quando il papà non è ancora rientrato all’ora in cui si deve fare la nanna. «Mamma – dice – quando torna il papà, per raccontarmi una favola?» La mamma cerca di scusare il marito: «Vedrai che domani arriverà prima. Ha tanto lavoro, sai… Adesso dormi che è tardi!». Ma il bambino non sempre si accontenta e fa i capricci. Il papà però ha avuto un’idea brillante e ha regalato al figlio una macchina che racconta le favole e dice le preghiere, proprio con la voce del genitore: «Guarda: basta schiacciare un bottone e puoi sentirmi raccontare la favola che preferisci». Il bambino, però, non ha molto apprezzato l’idea brillante del papà.

Il colmo però è stato il periodo delle carezze. Il bambino era insistente: «Mamma, fammi una carezza!». Una volta va bene, due volte va bene, ma poi la mamma aveva da fare e il bambino non era mai sazio di carezze. Nel Paese delle macchine ogni problema ha una soluzione. Inventarono la macchina che fa le carezze ai bambini, con una delicatezza e una costanza che nessuna mamma può superare. Il bambino, però, non apprezzò neppure la macchina delle carezze!

«Sei davvero incontentabile!» si lamentò una sera la mamma. «Con tutti i sacrifici che facciamo per te! Non ti manca niente.»

Il bambino però continuava ad esser triste, anche se la mamma e il papà lo rimproveravano.

L’Angelo era stato inviato nel Paese delle macchine per preparare il Natale e consolare le lacrime dei bambini. Non riuscì però a inventare la macchina che asciuga le lacrime, né la macchina che fa ridere. Era pertanto piuttosto impensierito, ma aveva ricevuto una missione e non poteva ritirarsi. Trovò infine la soluzione. Insegnò alla nonna a fare le carezze con la sinistra e a raccontare le vecchie storie: erano tanto noiose che talvolta si addormentava anche lei.

Però il bambino restava incantato dalle carezze della mano rugosa della nonna e sorrideva quando lei si addor­mentava a metà della storia: tanto lui sapeva già come andava a finire… e si addormentava sereno.

Fu così che l’Angelo inventò i nonni per consolare i bambini e prepararli alla festa di Natale: per questo in certi presepi c’è anche la statuina della nonna di Gesù, vicino alla mangiatoia, pronta a raccontare una storia e a fare una carezza con la rugosa mano sinistra, nel caso i! Bambino non riesca a prendere sonno.

Il Paese delle macchine è molto moderno, è molto efficiente. Le macchine rendono la vita più facile, alleviano le fatiche, eseguono i lavori in modo perfetto e senza distrazioni. Le macchine sono precise, sono instancabili, sono affidabili. Le macchine possono fare di tutto. I tessuti sono sorprendenti: «Sembrano fatti a mano» dice l’ingenuo. «No, sono molto meglio – insiste il mercante – non hanno difetti e costano meno della metà!». I motori vanno sempre: le macchine li montano, li puliscono, li assicurano. E sono pronti: la tua macchina può partire sicura.

Ma persino l’intervento al cervello o al cuore, che richiede una precisione assoluta per non mettere a rischio la vita del paziente, è affidato al robot. Il robot non sbaglia mai!

Anche in casa, come si potrebbe fare se non ci fossero le macchine? C’è quella che lava i piatti, quella che affetta il salame e la bresaola, quella che ti avvisa se manca il latte o il sale. C’è quella che pulisce ogni angolo della casa senza mai sbuffare, c’è quella che sorveglia l’abitazione quando uscite per la festa dell’oratorio e tiene alla larga ladri e briganti.

Insomma, la vita è semplificata e alleggerita. Così la mamma e il papà possono dedicarsi al lavoro per ore e ore: tanto a casa le macchine provvedono a tutto. Anche se arrivi tardi la sera, la macchina ti sforna in un momento una pizza speciale come piace a te. Potrebbe preparare anche un’ottima minestra con le verdure, ma il ragazzo storce il naso e la macchina allora si trattiene.

Che risorse le macchine! Persino la nonna che stenta a camminare e ad alzare il braccio destro con una macchina può fare fisioterapia e riprendere a poco a poco un passo più sicuro. Quando poi si mette a letto, la macchina vigila sul suo sonno: quando starnutisce o si mette a piangere (perché di notte, qualche volta, la nonna piange!) la macchina avvisa subito la mamma e poi l’infermiera e, nel caso, è capace anche di chiamare l’ambulanza.

Qualche volta, però, nel Paese delle macchine si esagera. Per esempio, al bambino piace ascoltare il papà che racconta le favole la sera e che dice le preghiere. Perciò spesso si lamenta quando il papà non è ancora rientrato all’ora in cui si deve fare la nanna. «Mamma – dice – quando torna il papà, per raccontarmi una favola?» La mamma cerca di scusare il marito: «Vedrai che domani arriverà prima. Ha tanto lavoro, sai… Adesso dormi che è tardi!». Ma il bambino non sempre si accontenta e fa i capricci. Il papà però ha avuto un’idea brillante e ha regalato al figlio una macchina che racconta le favole e dice le preghiere, proprio con la voce del genitore: «Guarda: basta schiacciare un bottone e puoi sentirmi raccontare la favola che preferisci». Il bambino, però, non ha molto apprezzato l’idea brillante del papà.

Il colmo però è stato il periodo delle carezze. Il bambino era insistente: «Mamma, fammi una carezza!». Una volta va bene, due volte va bene, ma poi la mamma aveva da fare e il bambino non era mai sazio di carezze. Nel Paese delle macchine ogni problema ha una soluzione. Inventarono la macchina che fa le carezze ai bambini, con una delicatezza e una costanza che nessuna mamma può superare. Il bambino, però, non apprezzò neppure la macchina delle carezze!

«Sei davvero incontentabile!» si lamentò una sera la mamma. «Con tutti i sacrifici che facciamo per te! Non ti manca niente.»

Il bambino però continuava ad esser triste, anche se la mamma e il papà lo rimproveravano.

L’Angelo era stato inviato nel Paese delle macchine per preparare il Natale e consolare le lacrime dei bambini. Non riuscì però a inventare la macchina che asciuga le lacrime, né la macchina che fa ridere. Era pertanto piuttosto impensierito, ma aveva ricevuto una missione e non poteva ritirarsi. Trovò infine la soluzione. Insegnò alla nonna a fare le carezze con la sinistra e a raccontare le vecchie storie: erano tanto noiose che talvolta si addormentava anche lei.

Però il bambino restava incantato dalle carezze della mano rugosa della nonna e sorrideva quando lei si addor­mentava a metà della storia: tanto lui sapeva già come andava a finire… e si addormentava sereno.

Fu così che l’Angelo inventò i nonni per consolare i bambini e prepararli alla festa di Natale: per questo in certi presepi c’è anche la statuina della nonna di Gesù, vicino alla mangiatoia, pronta a raccontare una storia e a fare una carezza con la rugosa mano sinistra, nel caso i! Bambino non riesca a prendere sonno.

Penso

 Chi sa perché viene Natale?

Perché si interrompe la scuola? Perché si chiude l’ufficio? Perché persino il supermercato è chiuso?

La ragione – credo – è che la presenza di Gesù invita a fermarsi un momento, per domandarsi: «Ma che cosa è veramente importante?».

Forse siamo ancora in tempo a convincere anche le macchine a riposare un po’ e a riprovare la pratica di raccontare favole e di condividere preghiere, prima che i bambini si addormentino, senza lasciar mancare una carezza della mamma.

Preghiera

Padre nostro, che sei nei cieli,

benedici questa casa e noi che ci abitiamo!

Infondi in ciascuno la tua gioia,

perché anche da questa casa si diffonda una piccola luce

e tutti quelli che amiamo ne ricevano consolazione,

perché viene il tuo Regno, viene Gesù!

Conforta le nostre tristezze,

asciuga le nostre lacrime,

abita le nostre solitudini,

perché viene il tuo Regno, viene Gesù.

Vieni in aiuto alle nostre debolezze,

incoraggia la nostra risposta alla tua vocazione,

sostieni la nostra perseveranza,

perché viene il tuo Regno, viene Gesù. Amen!

Mario Delpini, Arcivescovo