KYRIE, ALLELULIA, AMEN

«Propongo di vivere nel prossimo anno pastorale una particolare attenzione alla preghiera. Ho l’impressione che sia una pratica troppo trascurata da molti, vissuta talora come inerzia e adempimento, più che come la necessità della vita cristiana. Cioè della vita vissuta in comunione con Gesù, irrinunciabile come l’aria per i polmoni».
Così il nostro Arcivescovo, mons. Mario Delpini, introduce la Lettera pastorale per il prosimo anno pastorale. Riportiamo una parte dell’introduzione.

Un nuovo inizio? Una ripartenza?
Le parole che descrivono il momento che stiamo vivendo delineano una possibilità, un’aspettativa. Forse trovano un’umanità che porta segni di stanchezza, piuttosto che di slancio; di esitazione, piuttosto che di entusiasmo; travolta da una fretta di risentito recupero, piuttosto che attratta da una promessa affascinante, incerta più che disponibile.
Come sarà possibile conservare la gioia nei giorni tribolati della storia umana? Come sarà possibile sostenere il logoramento dei tempi faticosi, senza perdere la speranza? Quali vie si dovranno percorrere per camminare insieme, decidere insieme, vivere in comunione con persone, storie, culture così diverse?
Il Signore Gesù, in un momento di frustrazione per sé e per i suoi, rivolge il suo invito: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28).
La prima indicazione pastorale che il venerato cardinale Carlo Maria Martini ha offerto alla Chiesa di Milano è stata La dimensione contemplativa della vita (1980). Quella lettera pastorale è stata sorprendente e provvidenziale e ha segnato l’inizio del suo episcopato. Celebrando in questo anno il decimo anniversario della morte, mi sono offerte molte occasioni per ripensare al ministero del cardinale Martini, alla memoria grata di noi tutti e al riferimento costante alle sue parole e ai suoi gesti.
Anche per questo mi sento incoraggiato a offrire alla nostra Chiesa diocesana un invito a ritornare su quell’inizio per approfondire le motivazioni, riconoscere la necessità, determinarsi a una particolare cura comunitaria e personale della dimensione contemplativa della vita. Mi sembra un’attenzione poco esercitata.
Papa Francesco indica come essenziale la preghiera per rendere possibile e feconda la missione di annunciare il Vangelo nella gioia.
Scrive in Evangelii Gaudium:
Evangelizzatori con Spirito significa evangelizzatori che pregano e lavorano. Dal punto di vista dell’evangelizzazione, non servono né le proposte mistiche senza un forte impegno sociale e missionario, né i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualità che trasformi il cuore. Tali proposte parziali e disgreganti raggiungono solo piccoli gruppi e non hanno una forza di ampia penetrazione, perché mutilano il Vangelo. Occorre sempre coltivare uno spazio interiore che conferisca senso cristiano all’impegno e all’attività. Senza momenti prolungati di adorazione, di incontro orante con la Parola, di dialogo sincero con il Signore, facilmente i compiti si svuotano di significato, ci indeboliamo per la stanchezza e le difficoltà, e il fervore si spegne. La Chiesa non può fare a meno del polmone della preghiera, e mi rallegra immensamente che si moltiplichino in tutte le istituzioni ecclesiali i gruppi di preghiera, di intercessione, di lettura orante della Parola, le adorazioni perpetue dell’Eucaristia. Nello stesso tempo «si deve respingere la tentazione di una spiritualità intimistica e individualistica, che mal si comporrebbe con le esigenze della carità, oltre che con la logica dell’Incarnazione». C’è il rischio che alcuni momenti di preghiera diventino una scusa per evitare di donare la vita nella missione, perché la privatizzazione dello stile di vita può condurre i cristiani a rifugiarsi in qualche falsa spiritualità. (EG 262)

Propongo quindi di vivere nel prossimo anno pastorale, ma con lo scopo che diventi pratica costante, una particolare attenzione alla preghiera.
Abbiamo bisogno di riflettere sulla preghiera per comprendere il significato, l’importanza, la pratica cristiana, in obbedienza a Gesù nostro Signore, modello e maestro di preghiera. Non intendo proporre una enciclopedia della preghiera, ma incoraggiare a verificare il modo di pregare delle nostre comunità. Ho l’impressione che sia una pratica troppo trascurata da molti, vissuta talora come inerzia e adempimento, più che come la necessità della vita cristiana. Cioè della vita vissuta in comunione con Gesù, irrinunciabile come l’aria per i polmoni.
Abbiamo bisogno di pregare, di metterci alla presenza del Signore per ascoltare la sua Parola, aprirci al dono del suo Spirito, entrare con confidente abbandono in comunione con il Padre.
Se non ci raduniamo perseveranti e concordi nella preghiera insieme a Maria (cfr. At 1,14), non ci è possibile ricevere il dono dello Spirito.
Il cammino verso una Chiesa sinodale che ci raduni da provenienze diverse – «Chiesa dalle genti» – rischia di essere un’impresa logorante e dispersiva se non ci rendiamo docili allo Spirito Santo, esercitandoci in un ascolto umile, intelligente, condiviso.
Il Gruppo Barnaba in ogni decanato sta dando forma a una promettente Assemblea Sinodale Decanale. Ho raccolto lo stupore per il bene presente nella nostra Chiesa, ma anche la fatica di entrare in contatto con manifestazioni così numerose dell’intraprendenza, sapienza ed efficienza della generosità ambrosiana e con le domande sui passi da compiere. Il percorso avviato continuerà attenendosi alle indicazioni della Chiesa italiana e ai percorsi diocesani proposti per i diversi decanati.
Tutti abbiamo bisogno di pregare, di una preghiera che non sia solo formale “inizio dei lavori”, ma sostanziale docilità allo Spirito, che non mancherà di produrre i suoi frutti per una Chiesa unita, libera, lieta.
La verifica e il ripensamento delle comunità pastorali esistenti e di quelle in formazione intendono richiamare le condizioni per vivere la pastorale di insieme con evidente ardore missionario, giungendo a formulare un quadro condiviso perché le comunità pastorali stesse siano riconoscibili, nella diversità dei territori della diocesi, come un progetto diocesano. Abbiamo bisogno di pregare, di pregare tutti, di pregare insieme, di pregare molto.
La vita personale diventa un giogo pesante e uno smarrimento se non ascoltiamo la Parola che chiama e non viviamo la grata accoglienza della nostra vocazione a essere pietre vive nella santa Chiesa, la speranza invincibile che si affida alla promessa di Gesù, Vita eterna, gioia piena, visione di Dio faccia a faccia…