Rimanere nell'amore di Dio significa essere riconciliati con se stessi

Il termine francese per “monaco” o “monaca” – moine/moniale
– deriva dal greco μόνος che significa “solo” e “uno”. I nostri cuori, i nostri corpi, le nostre menti, però, lungi dall’essere uno, sono spesso dispersi, spinti in direzioni opposte. Il monaco e la monaca desiderano essere uno nel proprio io, e uniti a Cristo. Gesù ci dice: “Rimanete uniti a me, e io rimarrò unito a voi” (Gv15, 4a). Una vita integrata presuppone un percorso di auto-accettazione, di riconciliazione con la storia personale e con quella che abbiamo ereditato. Gesù disse ai suoi discepoli: “Rimanete nel mio amore” (Gv15, 9). Egli rimane nell’amore del Padre (cfr Gv15, 10) e non desidera altro che condividere questo amore con noi: “Vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto sapere tutto quel che ho udito dal Padre mio”(Gv15, 15b). Innestati nella vite, che è Gesù stesso, il Padre diviene il vignaiolo che ci pota per farci crescere. È la descrizione di quanto avviene nella preghiera: il Padre è il centro della nostra vita, Colui che ci ricentra, ci pota e ci rende un tutt’uno,e un’umanità resa tutt’uno rende gloria al Padre. Rimanere in Cristo è un atteggiamento interiore che mette radici in noi nel tempo, che richiede uno spazio per crescere e che può essere sopraffatto dalla quotidiana lotta per le necessità della vita, e minacciato dalle distrazioni, dal rumore, dalle troppe attività e dalle sfide della vita.
Nella difficile situazione dell’Europa del 1938, Geneviève Micheli, che sarebbe divenuta poi Madre Geneviève, la prima Madre della Comunità, scrisse queste righe, ancora oggi rilevanti:
“Viviamo in un’epoca che è allo stesso tempo problematica e magnifica, un’epoca pericolosa in cui nulla protegge l’anima, in cui i traguardi rapidi e pienamente umani sembrano spazzar via gli esseri umani… e io penso che la nostra civiltà troverà la morte in questa follia collettiva di rumore e di velocità, in cui nessun essere può pensare… noi cristiani, che conosciamo il pieno valore della vita spirituale, abbiamo una responsabilità enorme e dobbiamo rendercene conto, unirci e aiutarci vicendevolmente per creare forze di pace e rifugi di serenità, centri vitali dove il silenzio della gente richiama la parola creatrice di Dio. È una questione di vita o di morte”.

(tratto dal sito – www.christianunity.va)