ECO Comunità Pastorale

Vita buona anche in tempi difficili”

Introduzione alla Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani

1 – Il contesto non è favorevole.
Giuseppe, l’uomo giusto che non ha mai fatto del male a nessuno, desideroso di assicurare condizioni di vita buona per Maria e Gesù, la sua famiglia, sperimenta che il contesto non è favorevole. Incombono minacce: prima Erode, poi il figlio Archelao: un potere che mostra il suo volto minaccioso. Il contesto non è favorevole: invece che assicurare la serenità è piuttosto una minaccia, invece che essere invitante è piuttosto ostile e fa scappare.
Ma anche Paolo, scrivendo agli Efesini, segnala che ci sono molte insidie alla vita di famiglia: le sue raccomandazioni sono evidentemente il segnale di tentazioni. La tentazione è che ciascuno abiti la sua famiglia con atteggiamenti che la rendono un contesto difficile.
Il pericolo è infatti che ciascuno sia per l’altro un fastidio, un problema, un motivo di amarezza e di frustrazione. La moglie si aspetta di essere amata dal marito: e invece il marito si fa servire, si comporta da padrone, diventa duro e indifferente; il marito si aspetta di essere rispettato dalla moglie e invece la moglie si rivela aggressiva, sempre nervosa e arrabbiata: i genitori si aspettano che i figli siano obbedienti, e invece sono ribelli e capricciosi; i figli si aspettano che i genitori siano buoni, incoraggianti, e invece i genitori sono esasperanti, imprevedibili, pesanti, ansiogeni.
2 – Nel contesto non favorevole l’angelo di Dio guida i passi della famiglia.
Ma l’angelo del Signore guida i passi e le scelte di Giuseppe.
La presenza amica di Dio consente anche nel contesto non favorevole o addirittura pericoloso di trovare per la famiglia condizioni di serenità e di vita buona.
Anche nel nostro tempo le famiglie che si fidano di Dio incontrano l’angelo di Dio che indica la strada buona da percorrere.
E’ quindi possibile continuare la missione della famiglia, anche oggi, come ieri.
Il primo passo è la semplicità di vedere gli angeli. La presenza amica di Dio si manifesta forse nei sogni, forse nei pensieri, forse negli incontri. La Chiesa è il segno della presenza amica di Dio che indica la strada rassicurante. La parola del Papa, del Vescovo, dei Parroco, le proposte della Parrocchia, del centro pastorale, le figure dei santi, la sapienza di coloro che ci hanno preceduto, la competenza di coloro che stanno al fianco, l’esempio di coloro che vivono con noi: se lasciamo tempo al silenzio, all’ascolto, alla preghiera, alla riflessione possiamo riconoscere che siamo accompagnati e ispirati dagli angeli.
La strada è quella della cura vicendevole. Non la pretesa che gli altri si curino di me, ma la decisione di curarsi di chi vive con me. Imparare da Gesù che non è venuto per essere servito, ma per servire. Lo stile del servizio che si prende cura dalla gioia degli altri è la via buona perché la famiglia attraversi anche i momenti aspri e la traversata dei deserti.
La cura vicendevole non è solo tra le mura di casa: ogni famiglia isolata è una famiglia più fragile. L’appartenenza alla comunità parrocchiale, la familiarità del “buon vicinato”, il camminare insieme con il popolo di Dio rende più sereni, più saggi, più realisti e lungimiranti, senza lasciarsi intrappolare nell’emergenza presente.
La meta: perché tu sia felice. La docilità all’ispirazione dello Spirito di Dio, la condivisione del cammino della comunità non è un modo di assestarsi nel precario, ignorando la sua contingenza e rassegnandosi. La promessa di Dio è di una felicità che non si rinchiude nell’orizzonte angusto della morte, ma guarda oltre e attende il compimento.

Mario Delpini, Arcivescovo – Domenica, 27 Gennaio 2019


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